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Fare sport all'aperto? Che imbarazzo!

Fare sport all’aperto? Che imbarazzo!
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Sono ben 9 su 10, secondo un sondaggio dell’associazione britannica Mind (su 1.450 donne), le “over 30” che trovano imbarazzante fare attività fisica all’aria aperta, tanto da evitarlo completamente o mettere in atto stratagemmi per incontrare meno gente possibile: più del 50% ha dichiarato di fare esercizio molto presto al mattino o a tarda sera per evitare di essere vista, quasi 2/3 cercano luoghi dove è improbabile incontrare persone conosciute, il 67% indossa abiti larghi che non lascino intravedere la forma del corpo e, infine, oltre il 50% non esce di casa pur di non essere vista, anche se fare sport all’aperto è più efficace sia per l’umore che per la forma.

L’attività fisica outdoor è infatti un toccasana, oltre che per il benessere del corpo, anche per quello della mente: agisce come antidepressivo e contro l’ansia. Tutte le donne che si trovano a disagio nel fare sport all’aperto rinunciano quindi a un’ottima opportunità che potrebbe, tra le altre cose, agire positivamente anche sulla loro autostima. Invece, proprio nei momenti di malinconia e insoddisfazione di sé, secondo la ricerca, noi donne preferiamo magiare cibo “di conforto” (71%), ascoltare musica triste (32%), passare del tempo sui social network (57%), stare a letto (66%) o stare sole (71%). Niente di più sbagliato, dicono dall'associazione, che ha perciò lanciato la campagna Feel Better Outside, Feel Better Inside per incoraggiarci a indossare tuta e scarpe da ginnastica e iniziare a fare esercizio all'aperto, magari insieme a un'amica, per battere l'umor nero liberando endorfine. 

Per saperne di più:
Sport e salute, Sport e silhouette
 
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Arterie sotto pressione

Arterie sotto pressione
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Tenete sotto controllo la vostra pressione? No? E invece dovreste farlo, visto che l’ipertensione è una delle malattie più diffuse del nostro secolo e, benché molto pericolosa, è ancora sottovalutata.

Solo in Italia ne soffrono circa 15 milioni di persone, ma appena la metà ne è a conoscenza e solo una su quattro si rivolge al medico o segue una terapia farmacologica adeguata. Eppure, se non diagnosticata in tempo, questa patologia può essere causa di infarto, ictus, scompenso cardiaco, insufficienza renale o ancora generare malattie non mortali, ma comunque invalidanti quale, ad esempio, la retinopatia. Per questo domani si celebra, ormai per l’ottava volta, la Giornata mondiale contro l’ipertensione arteriosa, promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League, per diffondere il messaggio “Vita sana, pressione sana”.

Il progetto, portato avanti in Italia dalla Siia (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, www.siia.it), prevede per la giornata diverse iniziative di sensibilizzazione sul tema, a partire dalla possibilità di controllo gratuito della pressione in diversi ambulatori e centri ospedalieri specializzati, in circa 3mila farmacie aderenti e in numerose postazioni mediche allestite in 70 capoluoghi di provincia grazie alla collaborazione della Croce Rossa. In Piazza Duomo, a Milano, si parlerà, in particolare, della prevenzione e del controllo ottimale sui bambini, mentre a Roma, L’Università La Sapienza ospiterà un’importante riunione scientifica, che vedrà anche la partecipazione di anziani.

E in tutte le sedi interessate dalle diverse iniziative sarà possibile ritirare materiale informativo. Per esempio, è molto utile tenere presente i fattori di rischio: oltre all’età sono sovrappeso e/o obesità, consumo eccessivo di sale, sedentarietà, uso di farmaci o sostanze che possono innalzare la pressione o ancora la familiarità con uno o entrambi i genitori ipertesi.

Perciò gli esperti consigliano:

- di ridurre l’assunzione di sale evitando i cibi salati e l’uso del sale a tavola

- di prestare attenzione ai cibi ricchi di grassi animali e di colesterolo, favorendo invece pesce, frutta e verdura,

- di limitare il consumo di alcool

- di svolgere una regolare attività fisica.

 
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Golosi & salutari

Golosi & salutari
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Chi ha detto che ciò che è buono deve necessariamente fare male alla salute? È ormai da un po’ di tempo che la scienza sembra essersi impegnata a smentire questo detto popolare.

Per esempio, se siete degli irrinunciabili dei pop corn al cinema, non dovete più preoccuparvi. È arrivato dritto dritto dagli Stati Uniti il via libera al loro consumo. Tutto merito del semino che nascondono all’interno, ricco di polifenoli, potenti antiossidanti. Così ricco da superare molte varietà di frutta e verdura. Occhio però a non appesantirli troppo con abbondanza di olio e burro, o ancora cercate di non esagerare col sale, se non volete vanificare tutti i benefici dei polifenoli mettendo su peso e danneggiando cuore e arterie. Piuttosto, accompagnateli con un buon bicchiere di vino rosso, ricco di resveratrolo, altra sostanza antiossidante.

E, per concludere in bellezza (o sarebbe meglio dire bontà?), non si può non ricordare uno studio dell’Università di San Diego, secondo il quale un consumo regolare di cioccolato e cacao, non solo fa bene per la sua azione anti-radicali liberi, ma aiuta a mantenere basso l’indice di massa corporea. Un particolare polifenolo chiamato epicatechina ha, infatti, il merito di tenere attivo il metabolismo, favorendo così lo sviluppo della massa muscolare.

Per saperne di più:
Dieta, Dietetica e salute
 
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Da Rimini una fotografia della domanda (e offerta) fitness

Da Rimini una fotografia della domanda (e offerta) fitness
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Come cambia la domanda di wellness? E, quindi, come si adegua l´offerta?

In occasione di Rimini Wellness, manifestazione di sport e benessere tenutasi nella città della riviera romagnola dal 10 al 13 maggio, si è tentato di dare una risposta a queste domande attraverso una ricerca condotta dall’Istituto Nets.

Al momento le attività più proposte dagli operatori di fitness sono quelle di tonificazione (59%), seguite da quelle di cardiofitness (39,9%) e aerobiche (39,6%). Buona anche la percentuale di chi offre attività in acqua. Tra i corsi che hanno fatto la loro comparsa negli ultimi sette anni (ossia dalla prima edizione della manifestazione), riscuotendo grande successo, c’è innanzitutto il pilates (19,4%) seguito da allenamento funzionale (10,1%), corsi di walking, zumba, e ginnastica posturale, che sono andati a sostituire un mito degli anno ’80: l’aerobica, ormai abbandonata dal 41% dei centri wellness.

Quella che tende a rimanere costante è la richiesta di chi frequenta la palestra: “voglio un’attività fisica che faccia dimagrire!” è quanto desidera il 93,5 dei clienti. Ma in molti vogliono anche “scolpire il fisico e aumentare la resistenza” (91,3%) e, non meno importante, “divertirsi” (90,2%). Tra le altre richieste in aumento, quella che negli ultimi anni mostra un maggiore tasso di crescita, insieme all’allenamento funzionale, è quella di personal trainer e corsi per la terza età.

Se poi gli uomini preferiscono frequentare la sala attrezzi/macchine (82,5%), le donne prediligono i corsi (83,8%).

Infine, la ricerca ha indagato anche la diffusione di attrezzi nelle case. Li hanno in casa due appassionati su cinque (uomini 47,4% e donne 38,1%) e, tra questi, il 52% li ha presi dopo aver iniziato a frequentare la palestra. Sono “panche e pesi” e “cyclette” le macchine più diffuse per l´home fitness. 

Per saperne di più:
Sport e fitness
 
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Moda, beauty e fitness a stelle e strisce

Moda, beauty e fitness a stelle e strisce
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Se i miti della cultura americana sono la vostra passione, non lasciatevi scappare America’s Fun (www.americasfun.it), una manifestazione interamente a tema che si terrà dal 25 al 27 maggio nel quartiere fieristico di Reggio Emilia.

Molto spazio sarà dedicato proprio a noi donne e alla bellezza: abbigliamento, accessori, oggettistica per la casa e arredamento, il tutto ovviamente made in Usa. 

Anche molti spettacoli saranno tutti al femminile, come il primo National America’s Fun Cheerleading & Dance Contest, il burlesque, lo Jana Zumba Masterclass (due ore di pura energia a tempo di musica che sapranno far bruciare gli eccessi calorici della giornata), e il concorso di bellezza American Beauty Contest. Un appuntamento, quest’ultimo, che non vedrà protagoniste super-modelle, ma tutte coloro che non sanno resistere allo stile a stelle e strisce, non importa se vintage, rockabilly, country, bikers, streetware, fitness, fashion…

Ma soprattutto credo saranno molto interessanti i seminari offerti da truccatrici professioniste che spiegheranno la differenza tra il trucco di scena degli anni ’20 e il vintage anni ’50. A dar loro man forte ci penseranno poi le rappresentanze di ditte americane di cosmetici specializzate nella ricostruzione e decorazione delle unghie, che creeranno piccole opere d’arte prêt-à-porter.

Per saperne di più:
Trucco, Test bellezza
 
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Bellezza è maturità e autostima

Bellezza è maturità e autostima
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Si è soliti dire che quella della gioventù è la bellezza dell’asino. La saggezza popolare sembra ancora una volta aver fatto centro, stando a quanto sostengono i ricercatori di CC, azienda distributrice di moda. Il sondaggio da loro condotto, che ha spopolato sui media britannici, ha messo in luce che il massimo della bellezza le donne lo raggiungono intorno ai 35 anni. È a quell’età che, finalmente, conquistano fiducia in se stesse, nel proprio modo di essere e di porsi nei confronti degli altri. E questo loro sentirsi più belle e sicure le rende irresistibili.

Non solo oltre il 30% delle donne intervistate dal sondaggio hanno affermato di essersi sentite più sicure dopo i trent’anni, ma tre su quattro pensano anche di essere migliorate sul fronte dello stile. Addirittura, una su 20 ha dichiarato di essersi sentita al meglio solo dopo essere arrivata a 56 anni! Un dato alquanto incoraggiante di fronte agli obbrobri cui ci pone continuamente di fronte l’abuso della chirurgia estetica dettato dalla paura di invecchiare. Peccato solo che, in alcuni casi, la troppa sicurezza di sé porti invece a qualche caduta di stile non del tutto inconsapevole. Oltre la metà del campione ha infatti ammesso di vestirsi in modo un po’ troppo giovanile per la propria età.

Per saperne di più:
Felicità
 
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Lupus, questo sconosciuto

Lupus, questo sconosciuto
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Improvvisamente il tuo corpo non è più quello di prima. Non stai bene, sei sempre stanca, senti strani dolori, basta un niente ad affaticarti e non riesci a dormire. Eppure nessuno sa spiegarti il vero motivo. Ci vogliono anni prima che un medico faccia la giusta diagnosi: lupus eritematoso sistemico (les). Un tempo lunghissimo, troppo. Perché nel frattempo la malattia è andata a minare il tuo fisico e la qualità della tua vita. Obbliga a ridisegnare la vita professionale e affettiva. E spesso a mettere nel cassetto il desiderio di maternità. Già, perché ad esserne colpite siamo soprattutto noi donne (ben 9 volte su 10!), soprattutto in giovane età (8 volte su 10 colpisce nella fascia 15-45 anni).

Ecco perché, in occasione della giornata mondiale del lupus, ho pensato di dedicare a questa malattia lo spazio a mia disposizione. In particolare mi sono sembrati molto interessanti i risultati di una ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (Onda) su oltre 300 pazienti, rappresentative dei circa 48.000 presenti in Italia. Circa il 20% di loro ha dovuto accettare lavori part-time o abbandonare posizioni di responsabilità, mentre il 19% ha cambiato occupazione e il 35% ha rinunciato al lavoro a causa dell’impossibilità fisica a mantenere a lungo impegni, o per troppi giorni di malattia (57%) o a causa di ferie e permessi (42%) per sottoporsi a continui controlli. E poi è così difficile la gestione emotiva e psicologica di gravidanze sotto strettissimo controllo medico, che il 37% delle donne non ha portato avanti una gravidanza a causa del les e il 25% ha rinunciato o si sente limitata ad avere un figlio.

Complici di queste difficili condizioni è innanzitutto la scarsa informazione su questa malattia infiammatoria cronica di origine autoimmune. Non a caso 250 medici di medicina generale coinvolti nell’indagine, attestano di avere avuto in una carriera media di circa 26 anni appena 4-5 pazienti affetti da les (su una media di 1.039 assistiti) e, fra questi, solo 1 su 5 ha effettuato personalmente la diagnosi. Ma ciò che più preoccupa è il fatto che solo 1 su 4 si dichiara in grado di riconoscerne i sintomi. Ecco perché i medici di famiglia chiedono maggiore informazione sui sintomi e criteri diagnostici (68%), di conoscere le terapie (67%) ed i centri di riferimento (38%) per garantire una più adeguata assistenza al malato.

“Il principale problema del Lupus – spiega Pierluigi Meroni, Direttore del Dipartimento di Reumatologia dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini e della Scuola di Specializzazione di Reumatologia dell’Università degli Studi di Milano – è legato al ritardo diagnostico a causa dell’assenza di sintomi specifici. Per questo le indagini bioptiche (biopsia renale o cutanea), mezzi certi per arrivare ad una diagnosi, sono eseguite solo in pochi casi. Nella maggior parte ci si affida al quadro clinico ed a test di laboratorio, quali la ricerca di autoanticorpi, per i quali vi sono ancora problemi di standardizzazione ed interpretazione. Nonostante questo la prognosi è notevolmente migliorata nell’ultimo decennio, garantendo una sopravvivenza al 95% a 5 anni dalla diagnosi. Sono diminuite anche le complicanze legate alla fase acuta iniziale ed a processi infettivi conseguenti alle terapie immunosoppressive”.

Per ulteriori informazioni potete visitare anche la nuova sezione dedicata all’argomento sul sito Onda: www.ondaosservatorio.it

 
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Destinazione Europei (in sicurezza)

Destinazione Europei (in sicurezza)
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Ormai non è più una rarità vedere sugli spalti degli stadi tifose ben più focose dei colleghi maschi. Tanto più se in campo c’è la Nazionale. Vi potranno quindi essere utili i consigli sanitari redatti dall’Oms e diffusi in Italia dal ministero della salute per tutti coloro che intendono recarsi in Polonia e Ucraina in occasione degli Europei. Numerose le informazioni riportate sull’opuscolo appositamente realizzato, a partire dalle malattie infettive più diffuse, quelle a trasmissione sessuale e i vaccini consigliati, fino ai numeri di emergenza locali. E ancora link ai ministeri della salute locali, avvisi sulla sicurezza negli stadi e qualche dritta per affrontare al meglio il caldo estivo atteso per il mese di giugno. Ossia:

  • Quando possibile, evita di uscire nelle ore più calde del giorno.
  • Quando ti trovi all’aperto, rimani all'ombra e utilizza sempre una protezione solare.
  • Indossa indumenti leggeri, di cotone o lino, sia in casa che all’aperto.
  • Qualora tu non abbia a disposizione un impianto di condizionamento nella tua stanza, ti consigliamo di aprire finestre e persiane, durante la notte e nelle prime ore del mattino.
  • Indossa vestiti di tessuti naturali, leggeri e non aderenti.
  • Proteggi il capo dal sole diretto con un cappello a tesa larga o un berretto e indossa occhiali da sole per proteggere gli occhi dai raggi ultra-violetti.
  • La disidratazione si può prevenire. Bevi molta acqua o succhi di frutta per reidratarti. Non aspettare di aver sete per bere.
  • Evita alcool, troppi caffè e zuccheri.

Non mancano nemmeno indicazioni per garantirsi la sicurezza di bevande e alimenti:

  • Bevi solo acqua imbottigliata, se non sei certo che l’acqua sia potabile.
  • Lava frutta e verdura
  • Separa i cibi crudi dai cibi cotti
  • Cuoci completamente il cibo
  • Conserva il cibo a giuste temperature.
  • Usare acqua potabile per lavare i cibi. 
Per saperne di più:
Che tifosa sei?
 
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Peso forma: mappa della salute in farmacia

Peso forma: mappa della salute in farmacia
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“Bilancia il tuo peso, misura la tua salute”: con questo slogan la lotta contro i chili di troppo sbarca nelle farmacie, almeno in quelle Apoteca Natura. La campagna, promossa in collaborazione con la Società italiana di medicina generale, durerà per tutto il mese di maggio. Nei circa 500 negozi della rete, ma anche su www.apotecanatura.it, potrete compilare una scheda come misure indicative dello stato di salute, come peso, indice di massa corporea, circonferenza di polso, addome, fianchi e cosce, e ricevere una mappa personalizzata con consigli su misura. E alla fine del mese il servizio di controllo del peso diventerà un’offerta permanente del network.

Una bella iniziativa se pensiamo che in Italia sono circa 6 milioni le persone obese e che, più in generale, circa il 36% dei nostri connazionali ha problemi di peso. Senza contare il triste record europeo di bambini e adolescenti che lottano con la bilancia. Problemi non solo estetici, ma decisivi per la salute. Anche nel caso in cui, come spesso accade, si tenti di dimagrire seguendo diete squilibrate o eccessivamente restrittive, magari ricorrendo all’utilizzo incontrollato e irresponsabile di farmaci anoressizzanti.

 
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Diete: l’ennesima esagerazione

Diete: l’ennesima esagerazione
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A proposito delle diete squilibrate cui accennavamo ieri, pare che ormai la moda della Dukan sia già superata. L’ultima frontiera è la K-E, ossia la Ketogenic Enteral Nutrition Diet, lanciata in Florida dal dottor Oliver Di Pietro. Pare che in America stia spopolando tra le future spose, anche perché promette di far perdere ben 9 chili in 10 giorni. Come? Qui viene il punto dolente, grazie a un’alimentazione liquida, assunta attraverso un sondino naso-gastrico!

In pratica chi la segue deve andare in giro con un tubicino che, inserito nel naso, arriva fino allo stomaco, dove rilascia, goccia dopo goccia, un mix di proteine, acqua e grassi (ma zero carboidrati), contenuto in una sacca collegata al sondino. Il tutto per 800 calorie giornaliere contro le circa 2mila consigliate dai nutrizionisti a una donna sana con vita mediamente attiva. Ecco allora che in breve tempo il corpo si trova a bruciare i grassi di deposito per ottenere le energie necessarie alla sopravvivenza. E, pare, senza sentire i morsi della fame. Il tutto alla modica cifra di circa 1.500 dollari.

Ancora una volta una dieta che promette (e forse fa anche) miracoli, ma rischia seriamente di mettere in pericolo la salute. Tanto per cominciare può dare problemi di alitosi e stitichezza, ma ancor peggio, alla lunga può danneggiare reni, polmoni, pareti gastrointestinali e trachea. Senza contare che, se proseguita una volta esaurito il grasso, saranno le fasce muscolari a soffrirne.

Una tecnica piuttosto drastica. E infatti, in realtà, era stata messa a punto da un italiano, il dottor Gianfranco Cappello, professore all’università La Sapienza (Roma), per intervenire in caso di obesità grave e non di lieve soprappeso.

 
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