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Jet-lag: quali rischi si corrono?

Estate: tempo di vacanze, week end lontani dal caos cittadino e viaggi in terre lontane. Uno degli inconvenienti più comuni, specie se si scelgono mete distanti, è il jet lag, un disturbo tipico di chi cambia fuso orario e si ritrova in un altro continente. Come combattere questo fastidio? Il jet lag ha delle conseguenze sulla salute?

I rischi del jet lag
© Getty Images

Jet lag: definizione

Letteralmente, il termine jet lag indica un malessere da fuso orario: dopo un viaggio in aereo molto lungo, magari per raggiungere una meta vacanziera da sogno o anche per lavoro, il ritmo circadiano dell’organismo viene scombussolato dal nuovo orario del posto in cui ci si è recati. La sensazione di aver perso delle parti della giornata o di essere andati indietro nel tempo accomuna tutti coloro che si sono spostati verso est o verso ovest rispetto alla città in cui vivono. L’ora dei pasti slitta anche di molte ore, così come l’ora di andare a letto. Capita spesso, infatti, che nella stanza d’albergo affittata per le vacanze, sebbene ci siano tutti i confort, non si riesca a prendere sonno, perché magari per l’organismo sono le tre del pomeriggio e nel nuovo posto è mezzanotte inoltrata. Il jet lag tende a scomparire in qualche giorno e molti medici prescrivono compresse o gocce di melatonina (l’ormone che regolarizza i ritmi sonno-veglia) per velocizzare il ritorno naturale dell’alternanza del giorno e della notte nella mente dei pazienti. Ma alcuni recenti studi hanno rivelato che il jet lag non è così innocuo come può sembrare.

Le conseguenze del jet lag

Se si parla di jet lag, la prima cosa che ci viene in mente è la difficoltà di riposarsi per colpa del nuovo fuso orario. In realtà, dei medici dell’università di Berkeley, analizzando il comportamento dei criceti, che pare abbiamo gli stessi ritmi circadiani dell’uomo, hanno dimostrato che il jet lag danneggia il cervello nel lungo termine. A distanza anche di un mese, infatti, la memoria rimane segnata in maniera permanente: lo stato psicofisico di spossatezza e confusione può sparire in poco tempo ma i danni cerebrali sembrano essere piuttosto pericolosi. Secondo gli studiosi, guidati dal Dottor Lance Kriegsfiled, il jet lag riduce la produzione e l’attività dei neuroni a livello dell’ippocampo, la zona del cervello in cui risiede la memoria.

La ricerca è stata condotta sui roditori con un ritmo sonno-veglia di 24 ore, esattamente come quello umano, e dopo numerosi test, che hanno simulato per un mese (circa tre volte alla settimana) un volo intercontinentale di 6 ore; i criceti si sono dimostrati carenti negli esercizi di apprendimento e di intelligenza intuitiva, al contrario degli esemplari che hanno condotto una vita tranquilla nel rispetto dei ritmi naturali. Per questo, l’équipe statunitense ha lanciato l’allarme: il jet lag è dannoso all’attività cerebrale e, senza prendere le giuste precauzioni, può portare ad avere danni permanenti sul cervello.

I danni del jet lag. Chi rischia di più?

La gente comune, cioè coloro che soffriranno di jet lag solo qualche volta nel corso della vita, sono i soggetti meno a rischio per quanto riguarda ai danni a lungo termine del fenomeno. Ma cosa accade a chi con il jet lag ci lavora? Cosa rischiano i piloti di linea o le hostess dell’aria? L’università di Bristol si è chiesta quali potessero essere le conseguenze dell’ attraversare il mondo in lungo e in largo tutti i giorni. Il Dottor Kwangwook Cho, grazie all’utilizzo della risonanza magnetica, che ha svelato l’attività di tutte le aree del cervello di questi professionisti, ha rivelato che col tempo coloro che lavorano in aria subiscono un assottigliamento del lobo temporale, anch’esso coinvolto nei processi della memoria a breve e lungo termine. Questo rimpicciolimento cerebrale è considerato una sorta di inconveniente del mestiere di cui però le vittime non sono a conoscenza. Le conseguenze più importanti, e più evidenti, sono i deficit della memoria generati proprio dalla riduzione del volume del lobo temporale, situazione riscontrata anche a distanza di molti anni nei soggetti soliti compiere delle tratte molto lunghe e che si sono concessi poche pause tra un volo e un altro. Al contrario, coloro che, nonostante i lunghi viaggi, hanno dato il tempo al corpo di abituarsi al nuovo orario, non hanno avuto le stesse conseguenze negative sulla memoria, in quanto la produzione di cortisolo (ormone secreto nelle situazioni di forte stress) non ha avuto modo di danneggiare nessuna zona del cervello perché lo stress non si è protratto per un periodo così lungo. Il segreto per mantenere viva la memoria è quindi rispettare i ritmi naturali del corpo.

Combatti il jet lag in 3 mosse

Aldilà dei casi estremi, quelli in cui coloro che lavorano sugli aerei subiscono danni a lungo termine al cervello, per combattere il jet lag puoi mettere in atto alcune semplici accorgimenti:

1) Niente alcool, solo acqua: l’idratazione è l’elemento chiave per un corretto equilibrio psicofisico. Se ti senti affaticato, spossato e giù di tono, spesso è perché non hai assunto abbastanza liquidi. Reintegrali con semplice acqua ed evita l’alcool, che solo apparentemente ti rilassa.

2) Rilassati, sia prima che durante il volo. Se ti senti stressato per qualsiasi motivo di lavoro o personale, il corpo farà molta più fatica a ritrovare l’equilibrio di un nuovo orario.

3) Durante il volo, non forzarti di dormire tutto il tempo: arrivare e aver già dormito potrebbe complicare l’adattamento al nuovo orario. Asseconda il tuo corpo e decodifica i segnali che ti manda!

Se quest’anno hai intenzione di fare il giro del mondo, segui i nostri consigli e non farti assalire dalla paura di danni cerebrali da jet lag. Basta concedersi qualche giorno in più per riposare o limitare le tappe del tuo viaggio per avere la possibilità di adattarsi al nuovo orario per non incappare nelle conseguenze negative del jet lag.

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27/07/2012

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