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Curare le apnee del sonno con l'ortodonzia

Patologia frequente e non diagnosticata a sufficienza, l’apnea del sonno è spesso legata a un disturbo nasale, ma anche alla morfologia del palato che non lascia passare l’aria. Il trattamento di questa patologia è competenza di vari specialisti, tra cui l’ortodontista, che svolge un ruolo importante nella diagnosi e nella cura.

Ortodonzia contro apnea del sonno
© Getty Images

In Italia si stima che oltre un milione di persone siano affette dalla sindrome dell’apnea del sonno. In genere riguarda persone tra i 40 e i 70 anni, ma può manifestarsi anche in soggetti più giovani e nei bambini. Nei soggetti con più di 50 anni, questa sindrome riguarda il 4% degli uomini e il 2% delle donne. “I tre quarti dei pazienti affetti dall’apnea del sonno non ne sono consapevoli perché questa patologia può essere asintomatica”, spiega il Dott. Jean-Baptiste Kerbat, membro della Fédération Française d’Orthodontie. Spesso è il partner a dare l’allarme, dopo aver constatato le interruzioni respiratorie. Si può essere colpiti a vari livelli, il che spiega come mai le conseguenze dell’apnea del sonno sul paziente possono essere più o meno importanti.

Le conseguenze dell’apnea del sonno

Se moderata, l’apnea del sonno provoca una stanchezza a volte intensa e difficoltà a concentrarsi durante la giornata. Il paziente fa fatica a svolgere le sue attività quotidiane. Quando l’apnea del sonno è importante, ovvero se si verificano più di 30 apnee all'ora, può essere la causa di incidenti sulla strada: il conducente è vittima di uno stato di sonnolenza e di addormentamenti diurni. Più a lungo termine, l’apnea del sonno può aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, d’insufficienza coronarica con rischio d’infarto e di incidenti vascolari cerebrali.

Una diagnosi spesso eseguita dall’ortodontista

Molto spesso le persone che soffrono di apnea del sonno non sanno che alcuni problemi a livello mandibolare ne sono in parte la causa. “E tuttavia la mandibola ha un ruolo importante nella comparsa delle apnee notturne: se è stretta, piccola, all'indietro e/o se si osserva una respirazione tramite la bocca, è molto indicato interrogare il paziente su potenziali segnali patologici durante il sonno e indirizzarlo, all'occorrenza, verso una struttura specializzata che potrà eseguire una diagnosi. Si tratta di segnali non facili da individuare per gli altri medici”.

L’efficacia provata delle ortesi d’avanzamento mandibolare

Per curare l’apnea del sonno, in un primo tempo i medici guidano i loro pazienti verso la ventilazione notturna in pressione positiva continua (PPC). Un trattamento pesante che i pazienti fanno spesso fatica a seguire. La seconda opzione sono le ortesi d’avanzamento mandibolare. Sono costituite da due cunette collegate tra loro da piccole barre regolabili che mantengono la mascella inferiore in avanti durante il sonno. Questo sistema consente di lasciar passare meglio l’aria a livello della faringe e di diminuire l’ostruzione.

I risultati intermedi dello studio prospettiva ORCADES, condotto per cinque anni su 360 pazienti affetti da apnea, hanno dimostrato un’efficacia dell’83% delle ortesi d’avanzamento mandibolare sulle apnee del sonno, da lievi a moderate. Quanto alle apnee severe, lo studio ha dimostrato che le ortesi erano efficaci al 60%. Secondo il Dott. Jean-Baptiste Kerbat, questi buoni risultati sarebbero legati a una maggiore osservanza del trattamento. Lo specialista precisa infatti che “questo dispositivo discreto pesa meno di 10 g, viene posto esclusivamente nella cavità orale in contatto con la mascella, non crea fastidi e gli effetti secondari riguardano solo un possibile spostamento moderato di alcuni denti”.

Le ortesi d’avanzamento mandibolare su misura dimostrano di essere un trattamento efficace per l’apnea del sonno severa in quei pazienti che non tollerano o che rifiutano la pressione positiva continua (PPC).

Fonti

Studio ORCADES sull’ortesi d’avanzamento mandibolare nel trattamento in seconda intenzione della Sindrome di apnee ipopnee ostruttive del sonno severe (primi risultati disponibili online)

Viot-Blanc V.Syndrome d’apnée du sommeil en neurologie: chez qui et comment le rechercher? Comment et pourquoi le traiter? Neurol.com.2009;1 (3):79-83; Boutremans E, Medin Rey S, Loeb L. Prise en charge du syndrome des apnées du sommeil. Rev Med Brux. 2008;(29):277-80; Frey JG.; Ballivet de Régloix S, Pons Y, Chabolle F, Clément P, Maurin O, Conessa P. Syndrome d’apnée obstructive du sommeil. Rev Prat. 2010;60(5):669-82.

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21/01/2015
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