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L'ipersonnia: cause e sintomi

L'ipersonnia è una malattia caratterizzata da un'eccessiva sonnolenza diurna, nonostante le ore di sonno notturno di buona qualità. Quali sono le cause di questo disturbo? Come curarlo? La Dr.ssa Sylvie Royant-Parola, psichiatra, specialista del sonno, ci fornisce maggiori informazioni su questo disturbo, che rende la quotidianità decisamente invalidante.

Soffri di ipersonnia?
© Getty Images

Diversi tipi di ipersonnia

L'ipersonnia colpisce circa il 10% dei francesi, mentre sono oltre 9 milioni gli italiani che soffrono di insonnia cronica. È caratterizzata da eccessiva sonnolenza diurna, difficoltà a svegliarsi la mattina e dal bisogno di fare continui sonnellini per resistere durante la giornata. "Purtroppo, nelle persone affette da ipersonnia questi sonnellini non sono affatto ristoratori", puntualizza la Dr.ssa Royant-Parola.

Si parla di ipersonnia quando un adulto dorme più di 11 ore al giorno. Esistono diversi tipi di ipersonnia.

  • L'ipersonnia idiopatica. Come lo indica il nome, l'origine di questa patologia è ignota. Compare generalmente in un giovane adulto (di età compresa tra 20 e 30 anni) e tende a scomparire progressivamente con l'età. Tuttavia, "può durare anche molti anni", chiarisce la specialista.
     
  • L'ipersonnia associata a una malattia psichiatrica. Sopraggiunge in soggetti depressi o bipolari. Nei pazienti affetti da disturbo bipolare, alle fasi di ipereccitazione seguono fasi di sonno importanti. "In questi pazienti, l'ipersonnia non è costante".
     
  • L'ipersonnia correlata all'assunzione di droghe. Alcune sostanze come l'alcol e la cannabis favoriscono la sonnolenza. Anche i pazienti che assumono tranquillanti possono soffrire di ipersonnia.

Come si diagnostica l'ipersonnia?

L'ipersonnia idiopatica è la forma più difficile da riscontrare. La diagnosi avviene principalmente attraverso un colloquio medico approfondito. Lo specialista deve "ricercare tutto ciò che può causare sonnolenza" e scartare qualsiasi altra malattia (depressione, disturbo bipolare, ecc.). Al paziente che lamenta un problema di sonnolenza diurna vengono successivamente prescritte una risonanza magnetica e una TAC. Se questi esami non evidenziano anomalie, il medico può chiedere al paziente di sottoporsi a un metodo di monitoraggio dei cicli di sonno-veglia noto come actimetria. Si tratta di un dispositivo (piccolo orologio) che si appende al polso del paziente per misurare in modo preciso i ritmi di veglia e di sonno su un lungo periodo. Questo strumento consente al medico di valutare il tempo di sonno nelle 24 ore, il tempo dedicato alla siesta, il tempo di addormentamento, e anche gli orari in cui il paziente va a letto e si alza la mattina. I risultati ottenuti dall'actimetria possono orientare il medico a una diagnosi di ipersonnia.

Un altro metodo efficace per individuare la presenza di ipersonnia è tenere un diario del sonno. Da un minimo di due settimane a un mese al massimo, il paziente compila un diario in cui ogni giorno annota il tempo che dedica al sonno e lo stato in cui si trova al risveglio (stanchezza, motivazione al lavoro, stato emotivo, e così via). Grazie a questo diario il medico potrà, all'occorrenza, trovare gli indizi di un disturbo del sonno.

Infine, un altro esame è la polisonnografia, che consiste nella registrazione del sonno completo del paziente. L'esame viene eseguito in laboratorio e consente di analizzare i diversi stati di sonno (profondo e paradosso). Gli elettrodi posti sul cuoio capelluto e sul volto del paziente captano i ritmi elettrici emessi dal corpo. "Questo test consente di determinare le caratteristiche di addormentamento della persona. Nei casi di ipersonnia idiopatica, i pazienti si addormentano rapidamente, anche in condizioni di laboratorio. Ciò non accade alle persone che soffrono di ipersonnia associata a una malattia psichiatrica", spiega la Dr.ssa Royant-Parola.

La cura dell'ipersonnia

Non esistono cure specifiche per l'ipersonnia. Per attenuare la stanchezza causata dall'ipersonnia idiopatica, i medici possono prescrivere degli stimolanti che aumentano lo stato di veglia come il Wakix® (pitolisant). Questo farmaco è indicato nel trattamento della narcolessia (una forma di ipersonnia) con o senza cataplessia (disturbo che causa una perdita del tono muscolare solitamente provocata da forti emozioni, senza alterazione dello stato di coscienza).

Prima di ricorrere ai farmaci, il medico può chiedere al paziente di creare dei rituali nell'alzarsi, andare a dormire, e degli orari fissi per le pennichelle diurne allo scopo di attenuare lo stato di sonnolenza quasi permanente.Ciò nonostante, è difficile curare l'ipersonnia associata a una malattia psichiatrica, in particolare alla depressione. Infatti, alcuni antidepressivi possono causare disturbi del sonno. Tuttavia, "ai soggetti depressi è sconsigliato cessarne l'assunzione, anche in caso di ipersonnia". Per i pazienti che soffrono di ipersonnia legata al consumo di droghe, la cura avviene attraverso un percorso di accompagnamento verso la disintossicazione.

 

Annabelle Iglesias
Creato il 23 giugno 2016

Fonti:
Intervista alla Dr.ssa Sylvie Royant-Parola, psichiatra e specialista del sonno, 15 giugno 2016.

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23/07/2016
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