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I balli tradizionali del sud Italia

L’Italia possiede un patrimonio culturale molto ricco, che comprende anche danze tipiche che si rifanno alla tradizione popolare nazionale e che racchiudono lo spirito e la vitalità che contraddistingue il Bel Paese nel mondo. Entra nell’affascinante mondo dei balli italiani e scopri su Doctissimo quali sono i più famosi nel meridione.

Balli del sud Italia
© Getty Images

I balli pugliesi

La più famosa danza popolare italiana è probabilmente la tarantella, che nasce nella regione della Puglia e fu il ballo per eccellenza del Regno delle due Sicilie. Prende il nome dai rituali in uso in passato atti a scongiurare e guarire il morso dato dalla tarantola, ragno velenoso tipico di queste zone climatiche. Si credeva che chi era stato morso dal questo aracnide dovesse saltare, correre e agitarsi in modo da poter espellere col sudore il veleno ed evitare di contrarre una malattia chiamata Tarantismo. Questo provocava convulsioni, palpitazioni, dolori, crisi epilettiche ed è tuttora catalogato come fenomeno isterico convulsivo. A tutto ciò fu associata una musica che, insieme alla danza, era in grado di velocizzare il processo di guarigione, a mo’ di esorcismo. In seguito, la tarantella venne elaborata in modo da essere praticata durante festività religiose e ricorrenze, alla stregua di un vero e proprio ballo popolare.

La tarantella ha sviluppato nel tempo diverse varianti, ognuna associata ad una zona geografica diversa, come Calabria, Abruzzo, Sicilia, Molise, Basilicata, raggiungendo una forma ancora più specifica a Sorrento, Napoli, Montemarano, Cilento e Gargano. I comuni, le province e la Regione Puglia da tempo finanziano un progetto importante per preservare il passato danzante locale: il festival di musica chiamato Notte della Taranta promuove ogni anno in agosto il folclore regionale partendo da questo famoso ballo popolare. Si svolge nel Salento, zona in cui si presume sia nata la tarantella, che però si diffusae in molte altre regioni italiane.

La pizzica-pizzica (comunemente pizzica) è originaria anch’essa del Salento, e nonostante faccia parte della famiglia delle tarantelle, ha origini ben più antiche; oggi, pizzica e tarantella sono talmente simili che è praticamente impossibile distinguerle. L’elemento che più caratterizza la pizzica-pizzica è il fazzoletto, simbolo d’amore concesso dalla donna all’uomo: la forte valenza simbolica sottolinea il carattere sensuale della danza, utilizzata soprattutto come rituale di corteggiamento. La variante chiamata pizzica-scherma è molto originale e nacque più a sud: mimando il combattimento fatto con i coltelli, è meglio conosciuta sotto il nome di Danza delle spade ed è ad appannaggio esclusivamente maschile. La pizzica d’acqua è lo stile nato a San Vito dei Normanni, in cui si credeva che per liberarsi dal veleno mortale di una tarantola acquatica bisognasse danzare, appunto, nell’acqua.

Le danze in Campania

Una variante interessante della tarantella pugliese è quella ballata nella cittadina di Montemarano, in provincia di Avellino. Col tempo, i suoni generati dai tradizionali strumenti suonati durante la danza (tamburello, un piccolo oboe chiamato ciaramella e le castagnette, simili alle nacchere) furono sostituiti da ritmi figli di improvvisazione e originalità, tanto da mutare il nome di tarantella montemaranese in tarantella jazz, dove questo termine rimanda al carattere sempre diverso delle melodie suonate. Questa tarantella viene ballata e suonata ancora durante il celebre carnevale cittadino.

La tammuriata è invece un ballo tipico della zona di Amalfi e Caserta, anch’esso assimilabile alla famiglia delle tarantelle, in cui è tipico l’uso di tamburi (da cui il nome), campanelli e strumenti a percussione tradizionali (triccheballacche, putipù, scacciapensieri, scetavajasse).

I balli calabresi

La regione della Calabria risponde con la viddaneddha (detta anche tarantella reggina, diffusa nella città di Reggio Calabria) e con la tirantella (ballata in tutta la regione), evidentemente appartenenti alla vasta famiglia delle tarantelle. La prima nacque come rituale di corteggiamento ma viene tuttora praticata durante le feste principali, come quella in onore della Madonna della Consolazione. I passi sono molto veloci e richiedono una forma fisica notevole: vengono chiamati, in dialetto, taggjiapassu. Sono suonati strumenti quali la fisarmonica, l’organetto e la zampogna, tutti elementi della tradizione sonora del meridione d’Italia. La tirantella introduce (oltre i vari tipi di zampogna) la lira calabrese, strumento a corda molto antico ma che viene ancora suonato in questo tipo di musica; questa fa sottofondo ad occasioni religiose e, all’interno della ruota composta dai ballerini, si esibisce una coppia per volta.

Danzare nelle isole

La Sardegna presenta una certa varietà di balli tradizionali, assimilabili sotto il nome di Ballo sardo, di origine molto antica e che presenta un legame piuttosto forte con il concetto di comunità unita e solidale. Si suddividono in mono e bi-strutturati, in base al ritmo della musica che viene suonata come accompagnamento: esiste un tempo più lento nei primi e uno più vivace per i secondi. Anche nel Ballo sardo, i ballerini si dispongono in cerchio e i movimenti principali sono svolti con le gambe; ci sono diversi stili di danza chiamati antigu, tundu, Ulassa, torrau o sa Mamujadina, dillu (associato al morso di un ragno velenoso, come per la tarantella), curridore e danza, ballato in coppia e molto impegnativo. Gli strumenti più comuni sono l’organetto, la fisarmonica e un antico strumento a fiato chiamato launeddas.

In Sicilia è molto diffusa la tarantella, nella sua variante locale, non troppo dissimile alla tradizionale pugliese; viene chiamata genericamente ballittu, ed è esibito in occasione di feste popolari e religiose. Alla mietitura si associa il ballu a chiovu, alla vendemmia ‘u roggiu, al carnevale la fasola della tubbiana, ‘u nozzu al corteggiamento. I pecorai crearono una loro variante chiamata jolla o lupulù, cui si aggiunse il lanzet in occasione della transumanza, le invasioni francesi introdussero la contradanza, quelle austriache diedero origine allo scotis. La fasola era la più famosa e la più ballata, specialmente dalle donne siciliane, mentre la maggior parte degli uomini eseguiva un canto tipico, accompagnato da dei passi, che assicurasse una pesca ricca.

Ognuna di queste danze esprime appieno il modus vivendi della società italiana e i valori etici e morali che la caratterizzano. La tradizione resta sempre uno dei simboli importanti da preservare e tramandare nel tempo, per arricchire le generazioni future di questo vasto patrimonio culturale che appartiene a tutti noi. Da secoli.

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20/12/2011

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