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La kick boxing

Parate, calci, montanti e ganci: queste le mosse della kick boxing, disciplina sempre più in voga nelle palestre. Da alcuni è considerato uno sport da combattimento, da altri una tecnica di difesa personale. Che cos’è realmente? È pericoloso praticarla? È adatta a tutti?

La kick boxing
© Getty Images

Le origini della kick boxing

La Kick boxing, come la conosciamo oggi, nasce da un’evoluzione delle discipline da combattimento come il Taekwondo e il Full Contact Karate, adattate ad un allenamento occidentale, tale da abbandonare quasi completamente il suo carattere orientale e diventare uno sport di autodifesa. I calci tipici dei combattimenti Made in Asia si uniscono ai pugni della boxe inglese classica, dando vita ad una disciplina nuova che elimina le gomitate e le ginocchiate (come avviene nel Muay Thai ad esempio) e diventa più facile da praticare, anche se non per questo meno efficace in termini di esercizio fisico o di potenza nel combattimento.

I colpi con le braccia nella kick boxing

Diretti, ganci e montanti; queste le mosse principali della kickboxing, che si rifanno essenzialmente alle tre mosse del pugilato classico. Queste possono essere mixate tra loro per dar vita a combinazioni complesse che mirano a stendere l’avversario. I colpi delle braccia possono essere sferrati solo dalla vita in su, senza limitazioni: le braccia servono altresì per le parate, ovvero per attutire i colpi inferti dall’altro proteggendo viso e torace, che possono essere colpiti anche dalle gambe. Nella posizione di guardia più comune, quella con il braccio sinistro in avanti (che non è praticata dalle persone mancine ma viceversa) il diretto sferrato con la mano della guardia viene detto Jab (di solito “apre” la guardia avversaria) mentre quello effettuato con l’altra, la destra, è il Cross. Quest’ultimo è il più potente tra i due, in quanto è effettuato generalmente con la metà più sviluppata e si “carica” della spinta e del peso di tutto il corpo. La distanza alla quale si tiene l’avversario risulta essere d’importanza fondamentale: essa determina la possibilità o meno di mettere a segno un colpo efficace ed evita che l’avversario abbia il tempo di reagire. L’uso che se ne fa può determinare la vittoria o la sconfitta dello stesso nonostante la sua forza fisica o gli anni di pratica ed è considerata una strategia di combattimento. Permette di studiare i movimenti dell’altro ed, eventualmente, di avere il tempo e lo spazio per schivarne i colpi

Le tecniche offensive praticate con le gambe nella kick boxing

I calci si dividono in frontali, laterali e circolari. Nei primi il piede si distende in avanti nella posizione “a martello” e poggiando tutta la pianta; la spinta viene data con tutto il peso del corpo (grazie al movimento del tronco) e non col ginocchio, perché risulterebbe poco potente e dannoso per le articolazioni della gamba. L’altezza cui viene portato è individuata allo sterno dell’avversario. Il calcio laterale si effettua distendendo verso destra o verso sinistra la gamba, con il piede, anche in questo caso, “a martello”. In questo caso il tronco non è il centro da cui parte il colpo perché si rischierebbe di perdere l’equilibrio; la potenza viene caricata con la gamba a terra e tutto il peso del corpo contribuisce al colpo, che arriva al dorso o al fianco dell’avversario. I calci circolari sono chiamati così perché prevedono una rotazione della gamba, che può partire quando si è di fronte l’avversario o attraverso una ulteriore rotazione del corpo per colpire l’altro col tallone. La potenza del calcio dipende dalla velocità della rotazione, che viene determinata con la spinta delle braccia che fanno ruotare il dorso, che a sua volta “si porta dietro” le gambe. Immaginate che il corpo sia una spirale che si carica come una molla e sferra il calcio con forza. Il colpo può essere inferto sulle gambe dell’altro (low kick), sul fianco (middle kick) o alla testa (high kick). A differenza del Full Contact Karate, nella Kickboxing i calci posso essere sferrati anche sulle gambe dell’avversario per tentare di farlo cadere, per “aprire la guardia” o “spazzare la guardia” ed entrare sull’altro per colpirlo.

Gli altri calci che mirano ad aprire la guardia avversaria sono chiamati crescent kick, descent kick e il calcio “ad uncino” (hook). Partendo dalla posizione di guardia, questi calci si spingono verso l’alto (o verso il basso) passando però sempre all’altezza del volto dell’avversario. L’uncino, invece, è una combinazione di un calcio circolare (con rotazione completa) con uno discendente, in cui la forza della gamba mira ad “agganciare” le braccia e toglierle dalla posizione di guardia. Il back-side kick è un calcio che sfrutta la spinta dei muscoli della gambe in una posizione che però può risultare pericolosa: si danno le spalle all’avversario e si deve essere più che certi di andare a segno perché una eventuale ripresa della guardia frontale comporterebbe una perdita di tempo eccessiva e nella quale l’atro potrebbe sferrare a sua volta un colpo.

I tornei di kick boxing

La Kick boxing nasce in Giappone negli anni Sessanta e nello stesso paese vede la luce il torneo chiamato K-1, che racchiude diverse discipline quali il Muay Thai, il Full Contact Karate, la Boxe, il Karate e il Taekwondo, che hanno in comune l’uso dei colpi con gambe, mani e ginocchia nelle loro tecniche di combattimento. Quando negli Stati Uniti si attinse al Karate e gli si fuse il Taekwondo, creando così il Full Contact Karate, nacquero altresì tre diversi tornei di combattimento, classificati in base alla percentuale di contatto fisico vero e proprio tra gli avversari.

Il Light Contact è un tipo di combattimento “controllato” in cui vengono valutati lo stile e la pulizia dei colpi rispetto alla forza con cui questi vengono inferti. È composto da due round di due minuti ciascuno e l’arbitro assegna dei punti in base alle tecniche messe a segno in questo intervallo. L’incontro si conclude allo scadere del tempo massimo e il vincitore è colui che ha accumulato più punti. Il Semi Contact è un tipo di combattimento in cui, una volta messe a segno delle mosse in modo anche qui “controllato”, l’arbitro ferma il tempo e conteggia i punti accumulati. Comprende due round di due minuti ma i tempi possono dilatarsi a causa delle pause tra una mossa e l’altra; sono privilegiate anche stavolta velocità e tecnica di esecuzione piuttosto che la potenza dei colpi. Il Full Contact è, come espresso dal nome, la tecnica di combattimento che prevede il maggior contatto fisico tra gli avversari; è molto impegnativo e vengono valutate, oltre alla tecnica, la forza e la potenza dei colpi, che non possono essere sferrati sotto la cintura. Non si conclude alla fine dei round (della durata di tre minuti) ma col KO di uno dei due atleti.

Nei combattimenti ci si protegge dai colpi parandoli, bloccandoli o schivandoli; il clinch è una tecnica difensiva che consiste nell’aggrapparsi all’altro quasi abbracciandolo, per guadagnare così del tempo necessario a riprendere fiato o riposarsi dopo durante un combattimento piuttosto impegnativo. In realtà, non è una mossa consentita dal regolamento e difatti l’arbitro interviene dividendo i due atleti.

Secondo le categorie, i colpi possono arrivare a forti intensità e sono necessarie delle protezioni per molte parti del corpo, prodotte con materiali in grado di assorbirne la potenza. Caschetto, fasce protettive in cotone elasticizzato per le mani da mettere sotto i guantoni, conchiglia per gli uomini e paraseno per le donne, parastinchi, parapiedi e paradenti in gomma. La divisa della kick boxing consiste in un paio di pantaloncini larghi modello Boxe o Muay Thai cui aggiungere una canotta con reggiseno sportivo per le donne.

Chi può praticare la Kick boxing?

Tutti possono praticare la Kick boxing, a meno che non ci siano patologie ai legamenti o alle articolazioni; viene considerata una disciplina piuttosto violenta, elemento da tenere in considerazione se si ha l’intenzione di iscriversi ad un corso. Coloro che li frequentano, nella maggior parte dei casi, lo fanno per alleviare lo stress e per ritrovare un equilibrio psicofisico scaricandolo sul sacco o nelle simulazioni di combattimento. Le protezioni sono state introdotte per evitare che nell’allenamento o negli scontri diretti i calci o i pugni arrivassero con tutta la loro forza al volto o agli organi riproduttivi, piuttosto delicati. Se si è dei principianti, è bene “scontrarsi” con atleti dello stesso livello, in quanto difficilmente uno dei due porterà colpi troppo forti. Le cinture più avanzate, cioè gli atleti che hanno acquisito piena padronanza della disciplina e sanno perfettamente come parare i colpi, possono portarli con una potenza più elevata. I colori di tali cinture, che contraddistinguono i diversi gradi di competenza nella disciplina, sono giallo, arancio, verde, blu, marrone e nero.  

Per maggiori informazioni si possono consultare i siti della Federazione Italiana Kickboxing (www.fikbms.net) oppure dell’Italia Kick boxing al link www.wtkaitaliakickboxing.com. A livello internazionale ci si può informare all’indirizzo www.wfk-gov.com della World Federation of Kickboxing.

Si possono iscrivere bambini, donne e chiunque abbia voglia di praticare un allenamento in grado di sviluppare forza fisica e capacità di autodifesa, oppure tutte quelle persone amanti delle discipline orientali da combattimento. Non c’è limite allo sport, tantomeno alla Kick!

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09/11/2011

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