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I rischi delle immersioni

Il diving è uno sport emozionante e a basso rischio, purché si seguano scrupolosamente le norme di sicurezza. Altrimenti le conseguenze per la salute possono essere davvero serie.

La sicurezza subacquea
© Getty Images

Ammirare a distanza ravvicinata le bellezze dei fondali marini può regalare momenti indimenticabili. Per questo gli appassionati delle immersioni sono in continuo aumento: solo in Italia ogni anno vengono rilasciati circa 50 mila brevetti ricreativi. E se i dati statistici indicano per quest’attività una percentuale di rischio di lesione molto bassa, paragonabile a quella del bowling, non bisogna però sottovalutare i pericoli cui ci si espone se non si seguono scrupolosamente le norme di sicurezza, perché in caso di incidente le conseguenze per la salute possono essere molto serie. E la quasi totalità di questi incidenti accade proprio quando i sub, per inesperienza o eccessiva confidenza, finiscono per non mettere in atto i principi basilari appresi durante il corso per il brevetto. Meglio quindi tenere sempre presente i rischi che si corrono e le regole indispensabili per prevenirli.

Immersioni: il “problema” azoto

Una cosa da tenere presente è che quando ci s’immerge sfruttando le bombole il corpo umano tende ad accumulare azoto, in quantità variabile in base alla profondità raggiunta e ai tempi di permanenza sott’acqua. È per dare modo all’organismo di liberarsene che la risalita in superficie deve avvenire lentamente, a una velocità massima di 10 metri al minuto, e vanno effettuate le cosiddette tappe di decompressione. Altrimenti l’azoto in eccesso può entrare in circolo sotto forma di bolle gassose, che ostruiscono i vasi e possono danneggiare le articolazioni e le strutture nervose. È a questo che si fa riferimento quando si parla di malattia da decompressione. Una sindrome che richiede un pronto intervento mirato. Riconoscerla non è difficile, anche se i sintomi variano, a seconda degli organi colpiti, da forte dolore alle principali articolazioni a disturbi di tipo neurosensoriale, come formicolii che cambiano rapidamente localizzazione, perdita dell’uso di gambe e braccia, vertigini, fino a un forte dolore al petto nel caso sia interessato un vaso sanguigno in questa zona.

Il consiglio, in questi casi, è quello di recarsi subito all’ospedale più vicino dotato di camera iperbarica (è opportuno informarsi sempre preventivamente) o in alternativa chiamare subito il pronto intervento. Nel mentre, bisognerà ricorrere subito all’ossigeno (da tenere in barca quando si esce per un’immersione) e mantenersi idratati bevendo molta acqua. Per questo è buona norma avere sempre una barca d’appoggio con almeno una persona a bordo e dotata di una bombola di ossigeno puro munita di mascherina per l’erogazione e di un mezzo di comunicazione radio e/o telefonico.

I benefici della camera iperbarica

La camera iperbarica è un macchinario la cui camera interna può essere portata a una determinata pressione utilizzando aria compressa. Qui, facendo respirare il paziente attraverso una mascherina, è possibile aumentare la quota di ossigeno che questi immette nell’organismo, eliminando così la quota di azoto in eccesso rimasta in circolo dopo l’immersione. Non solo. L’aumento di pressione comprime le bolle di gas, rendendole più piccole. Dopo il primo trattamento di emergenza, effettuato immediatamente dopo la risalita in superficie e la percezione dei primi sintomi, se ne prevedono altri più corti nei giorni successivi, in genere per circa una settimana.

Sicurezza subacquea: narcosi da azoto e altri rischi

La presenza di azoto nell’organismo può però “farsi sentire” anche mentre si è ancora sott’acqua. Soprattutto quando si va più in profondità si può, infatti, andare incontro alla narcosi da azoto, ossia una sensazione di ottundimento mentale simile a quella provocata da un’ubriacatura, tanto da essere comunemente detta ebbrezza da profondità. Addirittura, il celebre comandante Cousteau era solito definirla “effetto martini”, ritenendo gli effetti della discesa sull’organismo paragonabili a quelli di un bicchiere del celebre cocktail ogni 10-15 metri. Una riduzione della capacità di giudizio, dei riflessi e delle prestazioni neuromuscolari che possono mettere a rischio il sub, per il quale è invece indispensabile mantenere la mente lucida e seguire scrupolosamente le procedure. Ecco perché è sempre fondamentale rispettare le profondità consentite dal proprio brevetto. Le regole prevedono inoltre che ci si immerga sempre almeno in coppia, cosicché sia possibile risolvere eventuali problemi incontrati durante la spedizione con l’aiuto del proprio compagno, prima che questi possano mettere seriamente a rischio la propria incolumità.

Infine, praticando la subacquea con autorespiratori si può anche incorrere in altri problemi, più o meno gravi, non causati dall’azoto, come barotraumi – danni ai tessuti provocati da un mancato equilibrio tra la pressione interna e quella esterna al corpo –, problemi di respirazione, ipotermia, il cui esito dipende sempre da un repentino ed efficace primo soccorso.

La prudenza nelle immersioni

È per ridurre al minimo il rischio di incorrere in tutti questi pericoli che gli esperti hanno stilato le regole insegnate a tutti i futuri sub durante i corsi necessari per acquisire il relativo brevetto e raccomandate dalla Società italiana di medicina subacquea e iperbarica (Simsi). Oltre a quelle che abbiamo già visto, è importante:

  • non utilizzare mai gli autorespiratori per l’immersione se prima non si è acquisito il primo brevetto ed essere a conoscenza delle tabelle di decompressione
  • pianificare l’immersione
  • controllare la piena efficienza e affidabilità delle attrezzature ed essere in possesso di un computer subacqueo
  • effettuare preventivamente una visita medica specialistica (almeno annuale) ed essere in buone condizioni fisiche generali
  • mantenere uno stile di vita adeguato prima e durante il periodo di pratica delle immersioni e non immergersi dopo lunghe esposizioni al sole
  • non forzare mai la compensazione né effettuare sforzi durante l’immersione
  • indossare mute di taglia adeguata senza restringimenti eccessivi
  • non immergersi con condizioni meteorologiche sfavorevoli
  • effettuare preferibilmente immersioni in “curva di sicurezza”, ossia quelle che permettono la risalita in superficie senza le cosiddette tappe di decompressione, sempre nel rispetto della velocità di risalita ed effettuando una sosta generalmente a 3/5 metri per alcuni minuti
  • risalire respirando normalmente, senza trattenere mai il fiato
  • al primo accenno di malore iniziare la risalita secondo le regole
  • una volta tornati in superficie non immergersi di nuovo per il resto della giornata, né con le bombole né tanto meno in apnea (per esempio per disincagliare l’ancora)
  • evitare viaggi aerei e altitudini superiori ai 400 metri almeno nelle 12 ore successive all’ultima immersione

Anche l’apnea ha le sue regole

È certamente più semplice, ma richiede comunque prudenza, osservare la vita sottomarina in apnea. Anche in questo caso, infatti, seguire le giuste regole è fondamentale per evitare incidenti. In particolare le norme di sicurezza sono indispensabili per non correre il rischio di svenimenti, che possono portare all’annegamento. Come per le immersioni con le bombole, è sempre fondamentale uscire in coppia e rimanere a vista del proprio compagno. È inoltre consigliato:

  • usare sempre il pallone segnasub
  • usare attrezzatura adeguata: pinne lunghe e maschere a volume interno minimo
  • non penetrare mai e per nessun motivo in tane, grotte o cunicoli
  • non adottare l’iperventilazione preventiva, ma compiere solo alcune profonde inspirazioni ed espirazioni e quindi una profonda inspirazione prima dell’immersione
  • anche se allenati, evitare apnee superiori ai 90 secondi
  • al ritorno in superficie espirare senza mantenere il boccaglio
  • non fare mai immersioni a intervalli inferiori ai 2 minuti tra una discesa e l’altra

Lo snorkeling

In ultimo, benché lo snorkeling, ossia l’osservazione dell’ambiente subacqueo nuotando in superficie con maschera e boccaglio, sia ugualmente interessante e alla portata di tutti, non sottovalutate i rischi che il mare porta sempre con sé. Se avete in mente una “spedizione” di questo tipo, avvisate sempre qualcuno a terra delle vostre intenzioni, compreso l’itinerario che intendete seguire e l’orario di rientro previsto. Indossate inoltre un giubbotto di galleggiamento, anche se siete nuotatori esperti, e contemplate l’idea di una muta: in acqua il corpo perde calore molto più velocemente e il freddo, oltre a rovinare la gita, potrebbe anche provocarvi problemi di salute. Infine, meglio non allontanarsi troppo dalla riva e non lasciare che il piacere dell’esplorazione vi faccia dimenticare delle correnti sottomarine, sempre presenti anche in mari apparentemente calmi: potreste trovarvi molto più distanti del previsto dal punto di partenza.

Cecilia Lulli

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03/06/2013
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