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La delfinoterapia

Chi ha detto che la pet-therapy si può praticare solo con animali a quattro zampe? Negli anni si sono scoperte molte proprietà benefiche del contatto coi delfini, in grado di venire in aiuto di pazienti affetti da numerose malattie. In cosa consiste la delfinoterapia? A chi si rivolge questo trattamento?

Delfinoterapia
© Getty Images

La terapia del delfino: qua la pinna!

Siamo abituati ad associare la pet-therapy ad animali a quattro zampe, spesso ricoperti da un pelo soffice e che normalmente non nuotano. In realtà è stato provato che anche la terapia fatta con i delfini ha molti benefici nei pazienti malati, soprattutto di autismo. I bambini affetti da questo disturbo ricavano grandi benefici dal contatto con questo mammifero, considerato tra i più intelligenti al mondo. Purtroppo, la delfinoterapia non viene riconosciuta dalla medicina tradizionale nonostante i notevoli risultati ottenuti negli ultimi quarant’anni grazie da questo animale. Tale variante della pet-therapy è ancora poco diffusa in Italia e pochi sono coloro che possono usufruire dei benefici; sembra che il verso dei delfini sia composto da ultrasuoni che vanno dai 20 mila ai 150 mila Hertz, in grado di stimolare la produzione di endorfine nel cervello. La DAT (Dolphin Assisted Therapy) venne pensata dai ricercatori Betsy Smith e David Nathanson negli anni Settanta: i due professori della Florida International University di Miami ipotizzarono che grazie al contatto coi delfini, giocosi e allegri di natura, si potessero migliorare gli effetti delle terapie mediche comuni e dei farmaci somministrati a pazienti malati. La stessa conformazione del delfino, che ha una bocca che sembra sempre sorridere, è in grado di trasmettere la serenità necessaria alle cure cui sottoporsi.

Cosa è in grado di trattare la delfinoterapia?

La delfinoterapia consiste essenzialmente nel nuotare con gli animali, toccarli, giocare e lasciarsi portare aggrappandosi a loro. Gesti semplici ma in grado di avere degli effetti miracolosi. La delfinoterapia è efficace nei casi di depressione, autismo e in molte malattie psichiatriche: entrare a contatto con un delfino, nuotare con lui e accarezzarlo stimola la capacità di comunicare, soprattutto se questo avviene quando ci si immerge in acqua. L’animale è molto intelligente e riesce ad assumere comportamenti giocosi ogni volta diversi e originali: entrando in contatto con soggetti autistici è in grado di rompere quella spirale di ripetitività tipica di coloro che sono affetti da tale malattia. Il delfino è in grado inoltre di aumentare l’autostima del soggetto, la capacità di memorizzare informazioni e di elaborarle, l’attenzione, la fiducia in se stessi, la coordinazione motoria, le facoltà linguistiche, la percezione di sé nello spazio e di migliorare il rapporto con gli individui che lo circondano. I delfini hanno una sensibilità molto spiccata e sono in grado di comprendere il linguaggio del corpo degli esseri umani: se ne deduce facilmente la genialità di coinvolgerli nel trattamento dei bambini molto fragili, con esigenze particolari e altrettanto sensibili. Il cervello del delfino è molto sviluppato, quasi come quello dell’uomo, ed è capace di riconoscere quasi 50 suoni, parole e simboli diversi; sa riconoscere anche l’ordine delle parole all’interno di una frase e sa reagire di conseguenza qualora l’ordine, e quindi il comando, viene pronunciato in un modo o nell’altro dall’addestratore. Alcuni eventi di cronaca hanno dimostrato l’utilità del delfino anche nelle manovre di soccorso: questi mammiferi trasportano i bagnanti in pericolo a riva, quasi capissero che l’uomo non è in grado di respirare sott’acqua. Essendo in grado di decifrare il linguaggio del corpo, interagiscono con l’uomo in maniera originale e profonda.

Delfinari e altre strutture per la terapia del delfino

A Rimini è possibile praticare la delfinoterapia nel delfinario cittadino, specializzato e convenzionato con il SSN, mentre il Ministero dell’Ambiente ha finanziato un progetto terapeutico nelle Cinque Terre: il lavoro con i delfini viene svolto in mare aperto, per non interferire col trattamento. C’è chi crede, infatti, che tenere i delfini in cattività possa in qualche modo condizionare negativamente l’efficacia della terapia e qualora questo sia possibile, si preferisce evitare la piscina. A Roma, il Bioparco, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata – IDI e Zoomarine (il parco acquatico a pochi passi dalla capitale) hanno collaborato per metter su un progetto in favore dei bambini autistici: è stata fatta una variazione sul tema e sono state introdotte foche e leoni marini nel trattamento dei pazienti. L’isola dei delfini, così chiamata l’ala del Bioparco adibita per l’occasione, richiama numerosi visitatori tra cui molti bambini affetti da autismo, che ogni anno possono usufruire dei benefici che il contatto con tali animali porta con sé. Fu l’associazione Arion nel 1993 ad introdurre la delfinoterapia in Italia: oggi questo ente conta numerosi interventi terapeutici e la lista d’attesa per usufruire dei loro trattamenti è superiore a un anno. L’ente prese il nome dal mito del personaggio di Arione il quale, caduto in mare, iniziò a cantare ammaliando i delfini, che lo riportarono a riva sano e salvo.

I pericoli della delfinoterapia

Molti mettono in guardia sui rischi che la delfinoterapia comporta: prima di entrare in contatto con i delfini è bene assicurarsi di rispettare tutte le norme igieniche del caso per evitare che le malattie dell’uomo contagino gli animali e viceversa. Inoltre, bisogna fare attenzione a rispettare questo mammifero, al servizio dell’uomo per aiutarlo ad aumentare la qualità della vita e la sua salute, ma che però non va sfruttato e privato della sua natura. Il delfino è un pesce che vive nei mari e ha bisogno di molto spazio per muoversi: può arrivare a pesare anche 200 kg e un delfinario, seppur grande, limita i suoi movimenti. È un animale molto intelligente, gli scienziati sostengono che lo sia più dei nostri progenitori primati e servirsene senza pensare al loro benessere sarebbe egoistico.

Rispetto per il delfino e per tutti gli animali coinvolti nella pet-therapy quindi, così come dell’uomo e della natura in ogni sua espressione.

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25/10/2011
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