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Cardamomo

Il cardamomo è una pianta che nella medicina ayurvedica si utilizza sin dalla notte dei tempi. È nota per la sua efficacia nel trattamento dei disturbi digestivi, come coliche, diarrea o flatulenze, ma anche per le sue proprietà antinfiammatorie, analgesiche e contro i sintomi depressivi

Cardamomo
© Getty Images

Tutti i nomi del cardamomo

Nome scientifico: Elettaria cardamomum
Nomi comuni: cardamomo, cardamomo verde, cardamomo aromatico, cardamomo di Malabar
Nomi inglesi: cardamom, cardamon
Classificazione botanica: famiglia delle zingiberacee (Zingiberaceae)
Forme e preparazioni: oli essenziali, tinture, infusioni, polveri, pastiglie, cataplasmi, decotti

Proprietà medicinali del cardamomo

Uso interno
Contro l’alito cattivo. Seme di cardamomo. Trattamento vermifugo.

Uso esterno
Frizione, massaggio del torace, della schiena, della pancia; utilizzo sotto forma di cataplasma o tramite diffusione di olio essenziale.

Indicazioni terapeutiche abituali
Il cardamomo tratta efficacemente numerosi disturbi digestivi come indigestioni, coliche, gastriti e gastralgie, diarrea, colopatia funzionale, malattia di Crohn e spasmi digestivi. L’olio essenziale di cardamomo è famoso per le sue proprietà antinfiammatorie, antispasmodiche e analgesiche.

Altre indicazioni terapeutiche dimostrate
Il cardamomo ha inoltre dimostrato la sua efficacia nel migliorare uno stato depressivo in alcuni pazienti. L’olio essenziale di cardamomo permette poi, grazie alla sua azione antibatterica e antimicotica, di regolare la flora intestinale. Se diffuso, agisce sulle vie respiratorie, disinfettando e purificando al contempo l’aria.

Storia dell’utilizzo del cardamomo in fitoterapia

Nella medicina ayurvedica il cardamomo si utilizza da millenni per curare i disturbi digestivi, alcuni disturbi respiratori (come l’asma e le bronchiti), l’anoressia, l’anemia, l’astenia e i calcoli renali. Aveva inoltre la fama di essere afrodisiaco ed è tuttora utilizzato contro l’alito cattivo. Lo si impiegava anche in caso di morso di serpente o di scorpione. È arrivato in Europa occidentale nel XV secolo grazie agli scambi commerciali con il subcontinente indiano, che in quell’epoca iniziavano a svilupparsi. Era inoltre conosciuto nella Grecia antica sin dal IV secolo prima della nostra era. La sua presenza in Egitto è attestata da almeno venticinque secoli. Si utilizza da molto tempo anche in Cina per curare i disturbi urinari.

Descrizione botanica del cardamomo

Il cardamomo è una pianta appartenente alla famiglia delle zingiberacee, come lo zenzero e la curcuma. Si tratta di una pianta erbacea vivace a rizoma che può raggiungere un’altezza che va dai 2 ai 5 m.

Composizione del cardamomo

Parti utilizzate
In fitoterapia si utilizzano i semi, le foglie e i frutti del cardamomo. L’olio essenziale di cardamomo si ottiene dai suoi semi e dai suoi frutti.

Principi attivi
I due principi attivi maggiori del cardamomo e del suo olio essenziale sono l’acetato di alfa-terpineolo (ad altezza del 45%) e l’ossido terpenico (28%). L’acetato di alfa-terpineolo fa parte della famiglia molecolare degli esteri monoterpenici, ed è questo che conferisce al cardamomo virtù antispasmodiche e toniche. È noto anche per agire come equilibrante psichico. L’ossido terpenico, invece, gli conferisce virtù respiratorie e antinfiammatorie. Nel cardamomo si trovano inoltre derivati dell’acido idrossicinnamico, diarilnonadoidi e lignane. La pianta in sé contiene abbastanza amido e moli tipi di lipidi.

Utilizzo e posologia del cardamomo

Dosaggio
- Le dosi giornaliere di cardamomo consigliate sono di 1,5 g. di polvere, di 1-2 g. di tintura madre (da 5 a 10 gocce a 3 riprese), 2 gocce di olio essenziale (40 mg.), di un cucchiaino di semi di cardamomo o di un infuso con la stessa quantità di semi ridotti in polvere lasciati in infusione per dieci minuti (bere una tazza dopo ogni passo).

Precauzioni d’impiego del cardamomo
Se ingerita in grande quantità (più di 5 g. al giorno), la polvere di cardamomo può rivelarsi tossica. Il cardamomo è sconsigliato alle persone affette da disturbi cardiaci, in particolare da miocardite, poiché aumenta il tasso di creatina fosfochinasi (CPK) nel sangue. Si sconsiglia inoltre l’utilizzo dell’olio essenziale di cardamomo per l’uso interno.

Controindicazioni
Si sconsiglia di utilizzare il cardamomo in grandi quantità per le persone affette da disturbi cardiaci o epatici gravi. L’olio essenziale di cardamomo è sconsigliato anche ai bambini piccoli e alle donne incinte.

Effetti indesiderati
Un uso eccessivo del cardamomo può provocare alcuni disturbi minori, come eccessiva sudorazione, mal di testa o mal di pancia, nausee, sensazione di bocca secca, ma anche vertigini, vomito, tachicardia, ipotermia, insonnia o profonda stanchezza e, persino, in alcuni casi estremi, deliri, allucinazioni e svenimenti.

Interazioni con piante medicinali o integratori
Per regolare la flora intestinale, si può combinare in parti equivalenti olio essenziale di cardamomo con olio essenziale di basilico per una ventina di giorni. Il cardamomo si usa in associazione con altre piante o spezie in numerose preparazioni con lo scopo di alleviare i disturbi digestivi passeggeri o per restituire tono muscolare.

Interazioni con farmaci
Nessuna interazione conosciuta.

Il parere del medico

Benefici riconosciuti
Il cardamomo è noto da tempo per la sua capacità nel trattare efficacemente e rapidamente molti problemi digestivi come coliche e diarrea. L’uso dell’olio essenziale è inoltre raccomandato nel trattamento dei disturbi digestivi e dei disturbi respiratori. È inoltre riconosciuto per le sue proprietà antispasmodiche ed è un potente antinfiammatorio e analgesico. In alcuni pazienti, può rivelarsi utile per attenuare leggeri sintomi di depressione.

Avvertenza
Poiché il cardamomo può essere tossico, prima di utilizzarlo è sempre meglio chiedere consiglio al proprio medico curante o al proprio farmacista, soprattutto se si soffre di disturbi cardiaci, e occorre non superare le dosi quotidiane consigliate.

La ricerca sul cardamomo

Negli anni ‘60 sono stati condotti molti studi sul cardamomo. Questi hanno confermato scientificamente la sua azione sull’apparato digerente e le proprietà antispasmodiche del suo olio essenziale. Occorre tuttavia restare prudenti e non superare le dosi consigliate per quanto riguarda il suo utilizzo in quanto nessuna ricerca a grande scala è stata ancora realizzata sul suo elevato potenziale tossico.

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23/06/2015

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