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Cardo mariano

Il cardo mariano è una pianta biennale alla quale è legata una leggenda medievale e che è considerata efficace nel trattamento dei calcoli biliari, l’insufficienza epatica e le mestruazioni abbondanti. È particolarmente noto per i suoi effetti benefici sulla cirrosi epatica e per il suo potere epatoprotettivo.

Cardo mariano
© Getty Images

Nome scientifico: Silybum marianum

Nome comune: cardolatteo, cardodi Santa Maria, cardo santo, cardo asinino

Nomi inglesi: milk thistle, St Mary's thistle

Classificazione botanica: famiglia delle Asteracee (Asteraceae)

Forme e preparazioni: decotti, infusi, estratti, olii, capsulemolli, tinture, capsule dure.

Le proprietà medicinali del cardo mariano

Uso interno

Azione sul fegato: tratta la cirrosi epatica e ne rallenta la progressione. Alcune sostanze contenute nel cardo mariano hanno un potere epatoprotettivo. È inoltre efficace contro l’insufficienza epatica, i calcoli biliari e le mestruazioni abbondanti, e favorisce la riparazione delle cellule danneggiate, ripristinando le funzioni metaboliche; allevia infine i crampi digestivi ed ha proprietà antispasmodiche e antidepressive.

Uso esterno

Effetti sulla pelle, trattamenti

Indicazioni terapeutiche usuali

Disturbi e malattie legate al fegato, disturbi digestivi. Il cardo mariano contribuisce in particolare alla formazione di un complesso epatoprotettivo.

Altre indicazioni terapeutiche dimostrate

Indicazioni di vario tipo, ad esempio come trattamento contro il diabete o contro la depressione.

Cenni storici sull’utilizzo del cardo mariano in fitoterapia

Il cardo mariano è utilizzato fin dall’antichità, e poi nel medioevo, per trattare i problemi epatici, soprattutto i disturbi biliari o del fegato. Più tardi, nel XX secolo, è stato utilizzato per trattare alcuni disturbi mestruali come le mestruazioni abbondanti, le varici e le congestioni della cistifellea e dei reni. Oggi viene utilizzato per contrastare l’insufficienza epatica.

Descrizione botanica del cardo mariano

Il cardo mariano è una pianta biennale che può raggiungere un’altezza di 1,50 m. Il suo alto fusto è facilmente riconoscibile: presenta foglie dal disegno marmorizzato a livello delle nervature, con dentature che terminano in punte gialle. Anche i fiori, porpora, si individuano facilmente. Il cardo mariano presenta inoltre grandi capolini incorniciati da brattee spinose, lunghe fino a 8 cm. La pianta è diffusa in Europa meridionale, Asia occidentale e Africa settentrionale. La fioritura avviene da giugno ad agosto.

La composizione del cardo mariano

Parti utilizzate

Le parti utilizzate in fitoterapia sono i frutti secchi (acheni).

Principi attivi

Il frutto del cardo mariano è composto da tre sostanze: la silicristina, la silibina e la silidianina, che costituiscono il complesso protettore denominato silimarina. Il frutto non ha sapore né odore e racchiude una polvere gialla contenente gruppi di grandi sclereidi e cellule parenchimatose a parete sottile, provenienti dai cotiledoni, nonché cristalli prismatici di ossalato di calcio, di dimensioni maggiori. I flavonolignani, infine, rappresentano un componente importante in virtù delle loro proprietà epatoprotettive.

Utilizzo e posologia del cardo mariano

Dosaggio

- Per il trattamento del fegato è possibile assumere estratti normalizzati che contengono il 70-80% di silimarina. È consigliabile assumere 140-210 mg, 3 volte al giorno.

- Per i disturbi digestivi, il cardo mariano può essere utilizzato in varie forme: semi (12-15 g al giorno suddivisi in 2-3 dosi), decotti (far bollire 3,5 g di semi per trenta minuti in 150 ml d’acqua e bere il preparato mezz’ora prima di ogni pasto) o tintura (1 o 2 ml mezz’ora prima di ogni pasto).

Precazioni per l’uso del cardo mariano

Alle dosi terapeutiche indicate non sono previste precauzioni particolari, salvo in casi particolari: in caso di ostruzione delle vie biliari, ad esempio, non va utilizzato né il cardo mariano né altre piante che stimolano la cistifellea.

Controindicazioni

Non vi sono particolari controindicazioni, ad eccezione delle donne incinte o che allattano.

Effetti indesiderati

Nei soggetti allergici alle piante della famiglia delle composite (come la camomilla o la margherita), è possibile che anche il cardo mariano causi delle reazioni. Raramente possono anche comparire dei disturbi gastrointestinali abbastanza lievi, sotto forma di episodi di nausea o diarrea.

Interazioni con piante medicinali o integratori

In caso di ittero, epatite o indigestione, il cardo mariano va utilizzato in combinazione con fumaria, rafano o ancora carciofo, in grado di rinforzare la sua azione. Per un trattamento antidiabetico, è possibile associare piante come la momordica, la gymnema o il ginseng alla silimarina, sostanza presente frutto del cardo mariano.

Interazioni con i farmaci

Nella terapia antidiabetica, è possibile assumere la silimarina oltre ai farmaci ipoglicemici tradizionali. È preferibile consultare il consultare il medico per farsi prescrivere le dosi appropriate.

Il parere del medico

Le proprietà riconosciute del cardo mariano

Assumendo quotidianamente del cardo mariano, e più precisamente della silimarina, la progressione della cirrosi epatica viene rallentata. Il trattamento, ovviamente, deve essere assunto a lungo termine. Questa pianta è inoltre efficace nel trattamento dell’epatite virale e stimola il deflusso della cistifellea. Per quanto riguarda la disintossicazione da farmaci, infine, la pianta favorisce infine il drenaggio epatico.

Avvertenza

Per massimizzare l’efficacia del cardo mariano e ridurre i rischi, ti consigliamo inoltre di rivolgerti al medico o al farmacista e di rispettare le dosi prescritte perché questa pianta, a causa della sua azione sul fegato, può ridurre l’effetto di alcuni farmaci.

La ricerca sul cardo mariano

I recenti lavori di ricerca sul cardo mariano riguardano soprattutto la sua azione sul fegato: anche se questa pianta ha un effetto protettivo nei confronti di alcune malattie, finora non è dato sapere se la silimarina, contenuta nel frutto del cardo mariano, possa realmente trattare delle malattie come l’epatite o la cirrosi o proteggere il fegato in caso di chemioterapia. Sono inoltre in corso alcuni studi sull’efficacia dei semi nei confronti della dispepsia.

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10/07/2014

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