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Celidonia

La celidonia, nota anche come erba delle rondini, è nota fin dall’antichità per le sue proprietà medicinali. Il suo nome deriva dal greco chelidôn che significa rondine, perché secondo la leggenda questi uccelli la utilizzavano per guarire gli occhi dei loro piccoli nati ciechi: per questa ragione le sono state tradizionalmente attribuite proprietà curative nei confronti delle patologie oculari, mentre oggi è utilizzata soprattutto per curare le verruche, ed è per questo che viene anche chiamata erba delle verruche o erba dei porri.

Celidonia
© Getty Images

Tutti i nomi della celidonia

Nome scientifico: Chelidonium majus

Nomi comuni: celidonia, celidonia maggiore, erba delle rondini, erba delle verruche, erba dei porri, erba di Santa Chiara.

Nome inglese: celandine

Classificazione botanica: famiglia delle papaveracee (Papaveraceae)

Forme e preparazioni: infusi, decotti, lattice fresco (linfa), vino (radici), tintura madre.

Proprietà medicinali della celidonia

Uso interno

Proprietà antispasmodiche: per i crampi intestinali e gastrici e per il trattamento dell’asma. Proprietà colagoga e coleretica (favorisce la secrezione della bile): trattamento di affezioni vascolari ed epatiche come l’ittero, la colecistite o la litiasi (calcolosi). Trattamento dei problemi di nervosismo e di insonnia: lieve effetto sedativo.

Uso esterno

Allevia varie affezioni dermatologiche, in particolare le verruche causate da alcuni tipi di papillomavirus, grazie alle sue proprietà antimitotiche. Combatte l’eczema, la tigna e le ulcere.

Indicazioni terapeutiche usuali

Sfera epato-vescicolare: ittero, colecistite, calcoli biliari, epatite cronica, cirrosi e, in genere, tutti i dolori di origine epato-vescicolare. Antispasmodico: problemi gastrici e intestinali, come crampi, dolori passeggeri, spasmi; asma, bronchite, pertosse. Antimicotico: trattamento di verruche, calli, eczema, dermatosi, impetigine, tigna, ulcere e tumori cutanei.

Altre indicazioni terapeutiche dimostrate

La celidonia causa un aumento del calibro delle arterie coronarie e può quindi essere impiegata per il trattamento dell’aterosclerosi, perché riduce il battito cardiaco e la pressione arteriosa, ma non è efficace nei confronti dei problemi di pressione dovuti al sistema renina-angiotensina-aldosterone.

Cenni storici sull’utilizzo della celidonia in fitoterapia

Già nell’antichità la pianta è stata descritta da vari autori, come Plinio il Vecchio e Dioscoride, per i suoi effetti benefici sugli occhi e la capacità di restituire la vista a persone affette da diverse patologie. La celidonia, infatti, nella tradizione popolare è stata a lungo considerata come una pianta "magica", in grado di ridare la vista ai ciechi.

È a partire dall’età moderna che i medici hanno iniziato a interessarsi alle sue proprietà colagoghe, in particolare per la sua linfa gialla (secondo il principio affermato da Paracelso nel XVI secolo: "una pianta cura l’organo che le assomiglia", detto anche "teoria delle segnature"). È stata quindi scoperta la sua efficacia nei confronti dei problemi di pelle. Nel XIX secolo un medico russo ha persino utilizzato la celidonia per curare alcune forme di cancro, anche se queste proprietà non sono ancora state dimostrate scientificamente.

Descrizione botanica della celidonia

La celidonia è una pianta perenne, erbacea, dal fusto sottile e nodoso, particolarmente diffusa in larga parte dell’Europa e dell’Asia ma anche in Africa settentrionale. Predilige i suoli calcarei e umidi e spesso è presente in aree incolte, vicino ai muri, e quindi nella periferia di città e villaggi. I suoi fiori gialli, tendenti al verde, sono composti da quattro petali disposti a croce e sono riuniti in infiorescenze a ombrello, in fondo a lunghi peduncoli. Il fusto misura 30-90 cm e le foglie sono caduche, di un verde intenso. La fioritura avviene dalla fine della primavera fino alla fine dell’estate (tra maggio e settembre) ma può variare in base al clima.

Composizione della celidonia

Parti utilizzate

Le parti aeree della pianta, il lattice (linfa) e le radici.

Principi attivi

La celidonia è una pianta tossica i cui principi attivi sono essenzialmente degli alcaloidi (1%) molto potenti, come la berberina, la coptisina, la chelidonina, la sanguinarina e l’allocriptopina.

Utilizzo e posologia della celidonia

Dosaggio

- Per l’uso esterno, sui calli, i duroni e le verruche, si applica una piccolissima dose di succo fresco facendo attenzione a non toccare le parti sane della pelle per evitare di provocare irritazioni. È possibile cogliere e frantumare da soli la pianta e applicare 2 o 3 volte al giorno una goccia di lattice direttamente sulla zona da trattare.

- Per uso interno, fare un infuso o un decotto di foglie, 3 volte al giorno. Lasciare in infusione per qualche minuto 5 g di foglie al massimo, in acqua bollente. Il gusto è particolarmente amaro.

- Esistono anche delle capsule e delle preparazioni omeopatiche per trattare i problemi epato-vescicolari.

Precauzioni d’impiego

La celidonia è una pianta tossica a causa della presenza di sostanze attive alcaloidi: bisogna assolutamente evitare di assumere un trattamento prolungato e di superare le dosi e le quantità prescritte per la preparazione di infusi o tisane; inoltre non bisogna ingerire la pianta fresca né il lattice, che è altamente corrosivo per le mucose. Dosi elevate possono inoltre risultare tossiche per il fegato (epatiti).

Controindicazioni

L’assunzione della celidonia è controindicata in gravidanza ed è vietata anche per i bambini a causa della sua tossicità.

Effetti indesiderati

Se sono state assunte dosi eccessive di celidonia, esiste un rischio elevato di gravi irritazioni della mucosa digestiva, con sintomi come nausee, vomito, diarree gravi e quindi rischio di disidratazione. Anche il lattice è altamente corrosivo per le mucose. L’assunzione di dosi ancora più elevate può provocare gravi disturbi nervosi e l’ingestione massiccia di questa pianta può essere mortale.

Interazione con altre piante medicinali o integratori

Non vi sono interazioni note.

Interazione con altri farmaci

Non vi sono interazioni note.

Il parere del medico

Le proprietà benefiche riconosciute della celidonia

Oggi le credenze popolari secondo cui la celidonia può curare varie patologie oculari, come le infiammazioni o le congiuntiviti (da cui il soprannome "erba delle rondini" legato alla leggenda secondo cui le rondini lasciano cadere alcune gocce di lattice di celidonia negli occhi dei loro piccoli, ancora semichiusi), sono state dimenticate, mentre la pianta è ancora considerata efficace per il trattamento dei problemi epato-vescicolari e dermatologici.

Avvertenza

La celidonia è una pianta contenente sostanze che risultano nocive, tossiche e velenose se essa è assunta in dosi elevate: non bisogna mai ingerirla fresca, perché i rischi di irritazione viscerale sono molto importanti (nausea, vomito, diarrea) e possono causare complicanze molto gravi, soprattutto a livello epatico, o anche la morte. Prima di assumerla rivolgiti sempre al medico o allo specialista: l’automedicazione è fortemente sconsigliata.

La ricerca sulla celidonia

Le ricerche attuali riguardano soprattutto il ruolo della pianta in omeopatia, per la terapia a livello epato-vescicolare. Le sue proprietà antimitotiche, ovvero la sua azione nei confronti della moltiplicazione cellulare, offrono inoltre interessanti prospettive di ricerca in oncologia.

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10/07/2014

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