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Ginkgo biloba

Assai noto in fitoterapia, soprattutto per le sue proprietà venotoniche, vasodilatatrici e neuroprotettive, il ginkgo entra ormai nella composizione di diversi farmaci e integratori alimentari allo scopo di potenziare il funzionamento cerebrale, combattere i disturbi della memoria e favorire una buona circolazione del sangue.

Ginkgo biloba
© Getty Images

Tutti i nomi del ginkgo biloba

Nome scientifico: Ginkgo biloba
Nomi comuni: ginkgo, albero dei 40 scudi
Nomi inglesi: ginkgo, maidenhair tree
Classificazione botanica: famiglia delle Ginkgoacee (Ginkgoaceae)
Forme e preparati: pillole, capsule, compresse, fiale, tinture madri, estratti liquidi, tisane, decotti

Proprietà terapeutiche del ginkgo

Uso interno
Favorisce la corretta circolazione sanguigna: azione anticoagulante, antiaggregante (impedisce la formazione di trombi o calcoli), vasodilatatrice (facilita la dilatazione dei vasi sanguigni). Migliora le funzioni cerebrali, in particolare nei casi di demenza senile: stimola la memoria, favorisce la concentrazione e il ragionamento.
In Asia, le foglie di ginkgo vengono impiegate sotto forma di decotti per attenuare le malattie respiratorie come l'asma o la bronchite (effetti espettoranti e sedativi), ma anche come vermifugo. I semi vengono utilizzati per la preparazione di rimedi contro i disturbi delle vie urinarie.

Uso esterno
Favorisce la cicatrizzazione di ulcere, ecchimosi, bruciature (cataplasmi di foglie sminuzzate da collocare sulle zone lesionate). Per le sue proprietà protettive e riparatrici sulla cute (effetti antiossidanti, antinfiammatori e stimolanti), diversi trattamenti cosmetici anti-età (creme) usano il ginkgo come base, soprattutto nei casi di couperose.
In Asia, si utilizzano anche le foglie in forma di cataplasmi per guarire i geloni.

Indicazioni terapeutiche

Indicazioni terapeutiche abituali

Disturbi legati a insufficienza circolatoria periferica arteriosa, venosa e capillare: arteriti che causano, in particolare, zoppia e claudicanza intermittente, gambe pesanti, varici, edemi degli arti inferiori, emorroidi, malattia di Raynaud (estremità fredde).

Altre indicazioni terapeutiche dimostrate
Disturbi associati a insufficienza circolatoria cerebrale: perdita di memoria, diminuzione della concentrazione, vertigini, mal di testa, abbassamento dell'udito, ronzio nelle orecchie, acufeni, demenza senile, malattia di Alzheimer (fase prodromica).

Storia dell'utilizzo del ginkgo in fitoterapia

Il ginkgo biloba è un albero fuori dal comune, considerato a tutti gli effetti un "fossile vivente", perché pare sia comparso molto prima dei dinosauri e che appartenga a una delle specie arboree più antiche di cui si abbia notizia. Originario dell'Asia, in Cina e in Giappone i suoi frutti vengono utilizzati come alimenti e come farmaci fin dalla notte dei tempi. È nel XVIII secolo che questo albero approda in Europa e nel continente americano. Principalmente apprezzato per le sue qualità ornamentali, la sua estrema longevità (può vivere almeno mille anni) e la notevole resistenza - che gli ha consentito di essere l'unica specie vegetale in grado di sopravvivere alle radiazioni della bomba di Hiroshima -, l'albero dei quaranta scudi ha rapidamente conquistato le popolazioni occidentali per le sue proprietà medicinali. Oggi, il ginkgo biloba è prevalentemente coltivato in Asia, negli Stati Uniti e nel sud-ovest della Francia per rispondere alle esigenze dell'industria farmaceutica che lo utilizza per la preparazione di diversi farmaci e integratori destinati ad alleviare i problemi circolatori e a potenziare la memoria.

Descrizione botanica del ginkgo

Anche se nulla del suo aspetto lo lascia supporre, perché le sue foglie non sono persistenti e non è caratterizzato dai tipici "coni", il ginkgo biloba è una conifera. Può raggiungere un'altezza di 40 m e assumere una forma particolarmente distesa; si ricopre di foglie simili a piccoli ventagli caratterizzati da sottili nervature, che in autunno passano dal verde chiaro al giallo dorato. Si tratta di una specie dioica, con alberi maschi e femmine. Solo questi ultimi portano i frutti (piccole bacche di colore giallo di circa 3 cm che racchiudono un nocciolo commestibile) che, giunti a maturazione, emanano un profumo gradevole.

Composizione del ginkgo

Parti utilizzate
In Occidente si prediligono soprattutto le foglie (fresche o essiccate) in cui si concentra la maggior parte dei principi attivi. Quanto ai cinesi, utilizzano anche i semi.

Principi attivi
Soprattutto flavonoidi (antiossidanti) e lattoni terpenici (ginkgolidi e bilobalidi) che migliorano la circolazione sanguigna.

Uso e posologia del ginkgo

Dosaggio
I diversi farmaci a base di ginkgo disponibili in commercio (capsule, compresse o fiale/ampolle bevibili) contengono in genere la stessa concentrazione dei principi attivi, quella considerata durante gli studi clinici (estratto di ginkgo standardizzato titolato al 24% di flavonoidi e al 6% di ginkgolidi-bilobalidi). Si raccomanda l'assunzione di 120 - 240 mg di estratto normalizzato al giorno, 2 o 3 volte al dì, accompagnato da acqua, ai pasti.
Tra le altre forme non standardizzate (con principi attivi meno dosati), è possibile distinguere:
- Estratti idroalcolici (tinture madri). Assumere da 20 a 40 gocce disciolte in acqua, 3 volte al giorno.
- Tisane e i decotti. Utilizzare da 20 a 40 g di fiori freschi oppure 2 o 3 cucchiaini da caffè di fiori secchi per litro di acqua. Bere 1 tazza 2 - 3 volte al giorno in caso di problemi circolatori. Se si aumenta la dose a 1 cucchiaino da caffè per tazza, il liquido che si ottiene diventa vermifugo.

Precauzioni d'uso del ginkgo
Per le sue proprietà anticoagulanti, occorre assumere il ginkgo biloba con cautela. Leggere attentamente i foglietti illustrativi dei prodotti, non superare le dosi consigliate e consultare il proprio medico curante o il farmacista di fiducia.

Controindicazioni
Devono evitare di assumere ginkgo le donne in gravidanza e quelle che allattano. Analogamente, dovranno astenersi dal consumo di questa pianta anche i pazienti colpiti da emofilia e le persone in attesa di sottoporsi a intervento chirurgico (rischio di emorragia), oltre che i soggetti affetti da epilessia (rischio di convulsioni).

Effetti indesiderati
Assunto per via orale, il ginkgo può eventualmente causare mal di stomaco lievi, nausea, diarrea, mal di testa o rare reazioni cutanee (pruriti, orticaria).

Interazioni con piante medicinali o integratori alimentari
Non associare il ginkgo ad altre piante note simili per fluidificare il sangue, tra cui aglio, arnica, ginseng, salvia, fava tonka, meliloto, ecc.

Interazioni con i farmaci
Non associare il ginkgo a farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, come l'aspirina o gli antinfiammatori non steroidei (in particolare l'ibuprofene). Il ginkgo biloba può anche ridurre l'efficacia dell'omeprazolo (contro gli zuccheri gastrici) e quella dei farmaci anticonvulsivanti (in particolare contro l'epilessia). Infine, è anche possibile un'interazione con gli antidepressivi (aumento dell'effetto sedativo).

Parere medico

Benefici noti
Il ginkgo biloba facilita e migliora la circolazione sanguigna arteriosa, venosa e capillare. Ottimizza l'ossigenazione del cervello, rallenta l'invecchiamento cellulare, permette di contrastare i disturbi della memoria e aiuta ad alleviare la condizione dei soggetti che presentano sintomi associati a demenza senile. Questa pianta officinale è quindi particolarmente raccomandata alle persone anziane.

Avvertenza
Per dimostrarsi efficaci, i rimedi a base di ginkgo devono essere assunti per almeno tre mesi, con possibilità di rinnovo. Se all'inizio del trattamento si manifestano alcuni effetti collaterali lievi (mal di testa, problemi digestivi o cutanei), ridurre le assunzioni. Dopo la stabilizzazione, aumentare gradualmente le dosi fino a raggiungere la normale posologia. In caso di dubbio, chiedere consiglio al proprio medico curante o al farmacista di fiducia.

La ricerca sul ginkgo
Dopo aver dimostrato che il ginkgo svolgeva effetti benefici sulla circolazione del sangue, in particolare a livello cerebrale, e permetteva di attenuare i disturbi associati all'invecchiamento, le ricerche si orientano ora più specificamente verso la malattia di Alzheimer o la degenerazione maculare causata dall'età (DMLA).

Fonti:

Paul Schauenberg, Ferdinand Paris, Guide des plantes médicinales, éditions Delachaux et Niestlé 2010.
Collectif, Encyclopédie des plantes médicinales, éditions Larousse.

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24/09/2014

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